A Bari il polpo non è soltanto un alimento: è una liturgia, una dichiarazione d’amore per il mare e una virtù che si tramanda di generazione in generazione. Tra un arricciamento a ridosso della scogliera e una battuta sulla freschezza del pescato, il consumo a crudo ha sempre accompagnato la bella stagione dei baresi. Negli ultimi giorni, però, la secolare usanza marinaresca è finita al centro di un acceso dibattito mediatico e social che ne mette in discussione la sicurezza.
A riaccendere i riflettori sulla questione è stato l’infettivologo Matteo Bassetti, che in un recente intervento si è scagliato senza mezzi termini contro il proliferare di video su TikTok e Instagram. La nuova moda, alimentata da food blogger e creator a caccia di visualizzazioni, mostra con disinvoltura l'assaggio del polpo crudo appena pescato, trasformando un rituale identitario in un vero e proprio format virale.
Secondo l'esperto, tuttavia, il consumo del mollusco privo di qualsiasi abbattimento termico espone a pericoli concreti, a partire dall'Anisakis, il parassita intestinale capace di provocare disturbi anche severi. Se la tradizione popolare difende con orgoglio l'efficacia dell’arricciatura e dell'acqua di mare, le raccomandazioni sanitarie ricordano che soltanto il congelamento preventivo adeguate temperature o la cottura completa garantiscono l'azzeramento dei rischi.
Tra chi difende a spada tratta le abitudini di sempre e chi sceglie la via della prudenza, la polemica continua a far discutere sotto gli ombrelloni. Una cosa è certa: la passione dei baresi per i sapori del territorio resta incrollabile, ma da oggi l'attenzione alla sicurezza a tavola ha una voce in più con cui fare i conti.