Una vera e propria doccia fredda scuote il calcio barese in questa mattinata d'estate. La Guardia di Finanza, su disposizione del procuratore capo di Bari Roberto Rossi, ha avviato una serie di perquisizioni approfondite nelle sedi della Società Sportiva Calcio Bari e della consorella SSC Napoli.
I vertici della proprietà, Aurelio De Laurentiis (in qualità di legale rappresentante di Filmauro e presidente del CdA del Napoli) e il figlio Luigi De Laurentiis (amministratore unico del club pugliese), risultano iscritti nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato formulate dalla Procura sono pesanti: si va dalle false comunicazioni sociali – con particolare focus sul bilancio d'esercizio 2024 del Bari – fino alla bancarotta fraudolenta. L'inchiesta è scaturita a seguito di una richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale per insolvenza avanzata dagli stessi magistrati.
Al centro degli accertamenti delle Fiamme Gialle ci sarebbe la gestione finanziaria degli ultimi anni, caratterizzata, secondo gli inquirenti, da una perdita sistemica accumulata tra il 2019 e il 2025 stimata intorno ai 30 milioni di euro. Sotto la lente d'ingrandimento della Procura sono finite anche alcune specifiche operazioni di calciomercato tra le due società correlate, come il trasferimento del portiere Elia Caprile nel luglio 2023, per verificare l'eventuale presenza di plusvalenze create ad arte per mascherare lo stato reale dei conti.
Il principio del garantismo e il peso sulla piazza
Di fronte a un quadro di questa portata, è tassativo ribadire il principio della presunzione di innocenza. Siamo nella fase delle indagini preliminari, le perquisizioni servono a raccogliere materiale probatorio e non esiste alcuna condanna. La giustizia deve fare il suo corso ed è corretto attendere che la difesa e la proprietà possano chiarire la propria posizione nelle sedi opportune, evitando verdetti precoci e processi mediatici.
Tuttavia, se la legge ha i suoi tempi legittimi, la passione della piazza non può essere messa in pausa. Ed è qui che la cronaca si scontra inevitabilmente con il sentimento dei tifosi, piombati nuovamente in uno stato di profonda angoscia.
Mettersi nei panni della tifoseria barese oggi significa comprendere la frustrazione di un popolo stanco di veder accostato il nome del proprio club alle aule di tribunale anziché alle cronache sportive. La preoccupazione è tangibile e legittima:
- Quali saranno i riflessi concreti sulla programmazione della stagione alle porte?
- Come inciderà questa istanza di liquidazione giudiziale sulla stabilità economica del club nel breve termine?
- Quale serenità potrà esserci all'interno dell'ambiente in un momento così delicato?
La velata polemica che sale dalla città non tocca l'operato della magistratura, ma si rivolge a una gestione societaria che, al di là degli aspetti penali ancora tutti da dimostrare, ha costretto la piazza all'ennesimo limbo. I tifosi del Bari non chiedono sfarzi irraggiungibili, ma dignità, trasparenza e la certezza di poter guardare al futuro senza la costante paura del domani. La maglia e la fede restano al di sopra di ogni inchiesta, ma la pazienza di una città intera merita, oggi più che mai, risposte chiare e definitive.