​Il grido d’orgoglio di Claudia Carbonara: «Riprendiamoci il Bari e il nostro destino» (CB)

La nota giornalista lancia un appello forte alla piazza e alla tifoseria organizzata: «La SSC Bari non è il Bari. Voltiamo pagina, anche ripartendo dal basso, ma con dignità».

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​Il grido d’orgoglio di Claudia Carbonara: «Riprendiamoci il Bari e il nostro destino» (CB)

Il momento della riflessione, in casa Bari, ha ormai ceduto il passo a quello della presa di posizione netta. A tracciare una linea di demarcazione profonda e coraggiosa è Claudia Carbonara, stimata firma del giornalismo sportivo locale, nota da sempre per la sua elegante educazione, ma altrettanto capace di non indietreggiare di fronte a verità scomode. Con un lungo e appassionato intervento sui propri canali social, la giornalista ha dato voce al sentimento di frustrazione di un’intera piazza, lanciando un appello che suona come un vero e proprio manifesto di rinascita: «Riprendiamoci la Bari».

​Al centro della dura analisi della Carbonara c'è la gestione della famiglia De Laurentiis e, in particolare, la valutazione economica di 35 milioni di euro circolata per il club dopo la retrocessione in Serie C. Una cifra definita «fuori mercato», specie se paragonata a recenti operazioni di capitalizzazione in Serie B — come quella della Juve Stabia da circa 7 milioni — e che, secondo la giornalista, nasconde una precisa volontà: «Significa solo una cosa: non vogliono vendere. Sparare questa cifra vuol dire continuare a umiliare questa piazza. Perché dobbiamo continuare a subire?».

​L'appello agli Ultras e l'alternativa per il futuro

​La proposta di Claudia Carbonara non si ferma alla legittima protesta, ma delinea una via d'uscita concreta, che passa dal rifiuto dello status quo e da un invito all'azione rivolto alle componenti più calde e rappresentative della tifoseria:

​«Il mio è un appello rivolto soprattutto ai capi ULTRAS, senza i quali non ci sarebbe la possibilità di creare una sinergia con chi ha voglia e possibilità di far ripartire il calcio a Bari. E non mi dite che non c’è nessuno, perché non è così».


​Le scadenze d'altronde parlano chiaro. Secondo la giornalista ci sarebbe il tempo tecnico, fino al prossimo 15 luglio, per valutare soluzioni alternative come la fusione con club in difficoltà, o persino l'ipotesi di una ripartenza drastica dai dilettanti (l'Eccellenza), pur di recidere il legame con l'attuale proprietà. «La SSC Bari non è il Bari. Diventassero Napoli Under 23 e andassero a giocare fuori dai confini regionali. Torniamo a casa nostra con un nuovo nome, con un Galletto a rappresentare la nostra terra».

​Unità e appartenenza per cancellare l'umiliazione

​L'obiettivo finale del messaggio della Carbonara è proteggere il futuro e l'entusiasmo delle nuove generazioni di tifosi biancorossi, troppo spesso feriti dagli ultimi risvolti societari e sportivi.

​L'invito alla piazza è dunque quello di ignorare i De Laurentiis, interrompendo ogni forma di sterile contrapposizione per concentrarsi su un progetto di rinascita collettiva: «Togliamoci le catene. Passeranno degli anni, magari pochi, ma io non voglio scorgere più negli occhi dei nostri ragazzi gli sguardi colmi di umiliazione visti negli ultimi tempi. Riprendiamoci le chiavi del San Nicola e agiamo». Un richiamo all'identità che promette di far discutere e, forse, di tracciare la rotta per il domani del calcio barese.