La notizia era nell’aria da tempo e, alla fine, ha trovato il freddo riscontro dell'ufficialità. Con una brevissima nota, la SSC Bari ha comunicato la risoluzione consensuale del contratto con il Direttore Sportivo Valerio Di Cesare.
"SSC Bari comunica di aver raggiunto l’accordo con il direttore sportivo Valerio Di Cesare per la risoluzione consensuale del contratto in essere con il Club biancorosso. La Società ringrazia il professionista e l’uomo Di Cesare per l’attaccamento, la dedizione e la passione dimostrati verso i colori biancorossi, augurando nel contempo un futuro denso di soddisfazioni umane e professionali."
Finisce così, senza squilli di tromba, il percorso dirigenziale di una figura che per Bari ha rappresentato tantissimo come calciatore. Ma dietro la formale cortesia del comunicato di rito, la redazione di Calcio Barese avverte il dovere di analizzare i fatti con lucidità, andando dritti al punto della questione.
Una responsabilità troppo grande
Il primo, inevitabile interrogativo riguarda la genesi di questa stagione. Ci si chiede, infatti, chi abbia avuto la "brillante" idea di affidare un compito così cruciale e delicato — come quello di guidare l'area tecnica e salvare il Bari — a un professionista che fino a due stagioni prima indossava ancora gli scarpini da capitano.
Di Cesare era stato inserito nei quadri dirigenziali come vice del Direttore Sportivo Magalini. Dopo l'esonero di quest'ultimo, gli sono state consegnate le chiavi di una barca in piena tempesta. Una scelta che da subito ha evidenziato una preoccupante assenza di programmazione. Il rischio reale, che oggi purtroppo si materializza, era quello di bruciare una figura storica, un uomo che per la causa biancorossa ha sempre speso ogni briciolo di energia.
Il dubbio: dimissioni o mancanza di prospettive?
A Valerio Di Cesare va riconosciuto un merito indiscutibile, lo stesso che lo ha contraddistinto da calciatore: l'averci sempre messo la faccia, anche nei momenti più bui, diventando spesso l'unico scudo tra la contestazione della piazza e i silenzi della proprietà.
Proprio per questo il dubbio sorge spontaneo: Di Cesare ha scelto di fare un passo indietro per una reale convergenza di vedute o la sua è la decisione di chi ha capito, con pragmatismo, che con l'attuale gestione societaria non esiste un progetto futuro all'altezza della piazza?