Un bando per lo stadio, una retrocessione sul campo, una lettera di giustificazioni amministrative e, infine, le porte sbarrate. Il duro botta e risposta tra la SSC Bari e l’Amministrazione Comunale, culminato con la netta presa di posizione del Sindaco Vito Leccese — che ha invitato la proprietà a "chiarire le intenzioni, altrimenti la squadra giocherà altrove" — rischia di trasformarsi nel definitivo punto di non ritorno per il calcio cittadino. Ma in questo scontro a distanza fatto di comunicati e scadenze burocratiche, la domanda sorge spontanea: cosa ne viene fuori davvero?
Una società immobile e la clessidra della Lega
Da un lato c'è la gestione Filmauro, guidata da Luigi De Laurentiis, che ha risposto al primo cittadino rivendicando bilanci in ordine, investimenti sul San Nicola e la gestione di un'azienda sana. Verità contabili che però si scontrano con il verdetto più amaro: una retrocessione in Serie C che pesa come un macigno sulla storia del club.
Il quadro normativo sulle multiproprietà impone la vendita entro il 1° luglio 2028. Significa che, a meno di improbabili colpi di scena regolamentari, la famiglia De Laurentiis dovrà cedere la mano tra due stagioni. Eppure, al netto delle dichiarazioni di intenti e dei programmi quinquennali presentati a metà maggio, all'orizzonte non si intravede ancora nulla di concreto. Una transizione al momento invisibile che congela le speranze di una piazza affamata di calcio vero.
La linea dura di Leccese e le istituzioni silenti
Dall'altro lato della barricata si muove il Sindaco Vito Leccese, che ha scelto la linea del rigore istituzionale, ingaggiando una prova di forza mediatica. Un atteggiamento fermo che si scontra con una tempistica spietata: la Lega Pro esige entro il 29 maggio 2026 la certezza sulla disponibilità dello stadio casalingo. Senza il via libera del Comune per l'utilizzo del San Nicola, l'iscrizione salterebbe, cancellando il Bari dal professionismo.
Giocare a chi è più duro, dunque, comporta un rischio enorme. Se le porte del San Nicola dovessero chiudersi davvero, il Comune ha un piano B per evitare che il calcio sparisca del tutto a Bari? E che fine ha fatto l'impegno della Presidenza della Regione, che sembra aver smesso di cercare attivamente nuovi acquirenti e investitori capaci di rilevare il titolo sportivo?
Il prezzo più alto lo pagano i tifosi
In questo scenario dominato da orgoglio e strategie legali, chi subisce il danno maggiore è la tifoseria. Una città intera si ritrova davanti allo spettro dell'ennesima stagione infernale, sospesa tra l'incertezza dell'iscrizione, lo smarrimento della categoria e l'assenza di una programmazione ambiziosa.
I tifosi, che hanno garantito passione e presenza anche nei momenti più bui, si chiedono legittimamente cosa sia stato fatto di male per meritare un epilogo simile. Invece di proseguire con duelli a distanza e carte bollate che rischiano di paralizzare il club, la via della civiltà imporrebbe un confronto diretto e immediato tra le persone. Un tavolo tecnico e politico dove affrontare la crisi con realismo, per il bene esclusivo di Bari e della sua identità sportiva.