C’è un momento preciso, nel calcio, in cui si misura lo spessore degli uomini prima ancora che dei professionisti. Quel momento è il giorno dopo il fallimento. Consumata la retrocessione – uno scempio sportivo annunciato e purtroppo realizzato –, l’ambiente biancorosso si è risvegliato immerso in un silenzio spettrale, interrotto soltanto dal rumore di valigie che si chiudono in fretta.
I principali attori di questo disastro calcistico stanno tagliando la corda. Come ladri nella notte, svicolano via, attenti a non incrociare lo sguardo della piazza, a non dover dare spiegazioni. Manca persino la dignità di un "rompete le righe" ufficiale, un atto formale e dovuto che avrebbe almeno costretto il gruppo a guardare in faccia la realtà e la propria gente. E invece no: si preferisce la fuga silenziosa.
La solita ipocrisia social
Per i più "coraggiosi", il congedo si consuma dietro lo schermo protetto di uno smartphone. Un post standard su Instagram, qualche riga di circostanza per chiedere scusa e il solito, immancabile cliché: "Bari è una città meravigliosa, sono stato benissimo".
Ci permettiamo di aggiungere noi un dettaglio: a Bari il clima è splendido e si mangia divinamente. Ma questo i calciatori lo sanno già fin troppo bene, avendone frequentato assiduamente i migliori ristoranti per tutta la stagione. Il problema è che l'amore per una piazza non si dimostra apprezzandone il lungomare o la cucina, ma rispettandone la storia sul rettangolo verde. Quell'attaccamento declamato a mezzo social svanisce fatalmente non appena l'arbitro fischia la fine dell'ultimo atto e si profila il trasloco altrove.
Chi resta e chi scappa
Mentre i responsabili di questa pagina buia svuotano gli armadietti per accasarsi altrove, il fardello più pesante della retrocessione resta sulle spalle di chi non può e non vuole andare via: i tifosi. Saranno loro, come sempre, a custodire le macerie e a dover digerire l'amarezza di una categoria che non appartiene alla storia di questa città. I calciatori passano, i contratti si risolvono, ma la fede biancorossa resta, radicata e incrollabile, a prescindere dal nome del campionato.
In questo scenario di ricostruzione e dignità ferita, noi di calciobarese.it non faremo un passo indietro. Continueremo a raccontare questo cammino sempre e per sempre. Che si tratti di calcare i palcoscenici blasonati della Serie A o di scendere nei campi più polverosi e ostici della periferia calcistica, la nostra voce sarà lì, al fianco di Bari e dei baresi. Perché i figuranti passano, ma la storia continua.