DOVE SONO LE MANI ALLE ORECCHIE E I POST POLEMICI CONTRO LA TIFOSERIA?

Dall'esultanza polemica contro la Sampdoria al silenzio dell'Adriatico: se la squadra non scende in campo, le critiche sono un atto dovuto.

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DOVE SONO LE MANI ALLE ORECCHIE E I POST POLEMICI CONTRO LA TIFOSERIA?

C’era una volta chi, solo pochi giorni fa, esultava con le mani alle orecchie e pubblicava frecciatine sui social per rispondere ai mugugni della piazza. Un atteggiamento da chi si sente intoccabile dopo un gol, pronto a sfidare una tifoseria che chiede solo più impegno. Eppure, dopo l'umiliante 4-0 di Pescara, di quelle mani alzate e di quell'orgoglio ferito non è rimasta traccia. Solo un silenzio imbarazzante.

La dignità si dimostra sul campo

È fin troppo facile fare i fenomeni quando le cose vanno bene. La verità è che all'Adriatico è mancata la dignità sportiva. Una squadra senza anima, che subisce passivamente un'imbarcata contro una rivale storica, non può e non deve permettersi il lusso di essere permalosa.

Il pubblico di Bari ha tutto il diritto di contestare una prestazione del genere. È comodo rispondere ai fischi con gesti polemici e poi sparire nel nulla quando si rimedia una figuraccia contro l'ultima in classifica. Chi ha il coraggio di zittire i tifosi, deve avere anche quello di metterci la faccia quando viene travolto sul piano del gioco e della grinta.

Rispetto per i colori

Basta con i calciatori che si offendono per un giudizio negativo. Chi indossa questa maglia deve capire che la fiducia si guadagna con il sudore, non con le pose da duri dopo una rete sporadica che non cancella mesi di anonimato. Il diritto di critica non è in discussione, specialmente quando la squadra tradisce le promesse di "sacrificio" fatte ai tifosi prima della partenza.

Meno post sui social e molto più rispetto per chi soffre per questi colori. Perché oggi, a restare senza parole, siamo stati noi.