Le parole affidate ai social da Nicola Bellomo dopo il fondamentale gol vittoria di venerdì hanno riacceso il dibattito in città. "Avrei tante cose da dire, ma preferisco far parlare il campo. Un abbraccio a chi mi voleva giù", ha scritto il fantasista barese. Un messaggio che trasuda orgoglio, ma che forse, in un momento così delicato, aggiunge pepe a una ferita ancora aperta nel cuore dei tifosi.
A Nicola vogliamo bene, è fuori discussione. È un figlio di questa terra, uno che sente il peso della maglia biancorossa come pochi altri. Proprio per questo, però, da lui ci si aspetta una comprensione superiore dello stato d’animo di una piazza che soffre nel vedere il Bari annaspare nei bassifondi della Serie B. La salvezza non è un traguardo da festeggiare con rivincite personali, ma un dovere morale per un gruppo che non avrebbe mai dovuto permettere questa classifica.
La tifoseria non "vuole giù" Bellomo; la tifoseria vuole vedere undici leoni. Da un leader barese come lui, ci si aspetterebbe che la polemica restasse chiusa nello spogliatoio, magari usata per scuotere chi non suda la maglia come dovrebbe. Anche Nicola, al netto della prodezza di venerdì, ha vissuto una stagione complicata sotto il profilo della condizione fisica e della continuità.
Essere baresi a Bari è un privilegio che comporta oneri. Ricordiamo ancora con amarezza l'episodio del battibecco in aereo con un tifoso di ritorno da Pisa: momenti di tensione che un veterano dovrebbe saper disinnescare con il silenzio e il lavoro. La gioia per una vittoria o per un gol non dovrebbe essere sempre il pretesto per una "resa dei conti" verso l'esterno.
Oggi serve solo una cosa: meno social, più sudore. Nicola ha il talento e l'appartenenza per trascinare il Bari fuori dalle sabbie mobili. Usi quella grinta per compattare l'ambiente, perché la salvezza passa dal campo, non dalle notifiche di uno smartphone.