Non è stata una conferenza stampa come le altre. Vincenzo Vivarini, solitamente pacato e aziendalista, ha scelto di squarciare il velo di ottimismo che spesso circonda le riprese del campionato per mostrare il volto nudo della realtà. Una parola, ripetuta con forza, è rimasta sospesa nell’aria: “Preoccupato”.
Un grido d'allarme nel deserto
A pochi giorni dal match contro la Carrarese, il tecnico del Bari non ha usato mezzi termini per descrivere una sessione di mercato che sta procedendo a rilento, troppo a rilento. “Se sono scontento qualche motivo ci sarà”, ha ammesso il mister, lasciando intendere che le promesse fatte o le necessità tecniche individuate non stiano trovando un riscontro concreto nei fatti. Il solo innesto di Cistana, per quanto di valore, non può bastare a una rosa che perde pezzi (con il capitano Vicari ormai ufficialmente in uscita) e che mostra lacune strutturali evidenti, specialmente in un centrocampo ridotto ai minimi termini.
L’interrogativo sulla proprietà
Di fronte a una presa di posizione così netta da parte dell'allenatore, la domanda sorge spontanea e corre veloce tra i tifosi: in tutto questo, la proprietà che fa? Mentre le dirette concorrenti si muovono per rinforzarsi, il Bari sembra prigioniero di una fase di stallo che rischia di compromettere non solo la rincorsa ai playoff, ma la stessa stabilità del progetto tecnico. La sensazione è quella di una proprietà distante, quasi spettatrice delle difficoltà di un allenatore che si trova a dover "fare le nozze con i fichi secchi", gestendo uno spogliatoio tra malumori e cicli chiusi.
Un futuro da decifrare
Il timore è che la frattura tra le ambizioni tecniche e le disponibilità economiche (o la volontà di investimento) si stia allargando pericolosamente. Vivarini ha chiesto "uomini di gamba", soluzioni offensive e rinforzi immediati per non affogare nelle sabbie mobili della Serie B. La risposta, finora, è stata un silenzio che preoccupa quanto e più delle parole del mister.
A questo punto, guardando l'espressione tirata di Vincenzo Vivarini e ascoltando le sue risposte telegrafiche ma pesanti come macigni, sorge un dubbio amaro: ma chi gliel'ha fatto fare? In una piazza passionale ed esigente come Bari, con una società che sembra faticare a dare risposte concrete, ci chiediamo con onestà: oggi, Vivarini, non si sarà già pentito della scelta fatta?